Il marito che minaccia la moglie perché ritiri le denunce fa violenza privata

Scatta il reato di violenza privata per il marito alcolista che telefonando alla moglie proferisce la frase “ritira le denunce
altrimenti ti farò pentire di essere nata”. Il reato si configura allo stato di tentativo se non sortisce l’effetto voluto da chi lo commette. In questo caso il ritiro delle denunce a suo carico.

La Corte di cassazione ha infatti accolto il ricorso della Procura che contestava la decisione del giudice di pace che aveva inquadrato la telefonata minatoria, appunto nel reato di minaccia, invece che nel tentativo di violenza privata. La decisione è contenuta nella sentenza n.14004 depositata ieri, che rimette la causa al tribunale competente annullando il pronunciamento del giudice di pace.

La distinzione tra i due reati – Il distinguo tra le due fattispecie, vicine tra loro, sta nella capacità di coartare la volontà e quindi il comportamento di chi è vittima di minaccia. Le minacce, infatti,
di per sé già rappresentano un illecito comportamento che determina uno stato di pericolo per chi le riceve, ma non sono per forza finalizzate a ottenere uno specifico comportamento da parte del minacciato.

Quando, invece, sussiste la specifica finalità che si realizzi un determinato accadimento a seguito della minaccia scatta – a seguito della coartazione – il reato di violenza privata. Se poi il
fatto voluto, cioè la diminuzione della volontà dell’altro, non si realizza il reato è qualificato come tentativo e non decade a semplice minaccia, proprio per il fine concreto e specifico ricercato dal reo. L’uomo in questione un fine specifico ce lo aveva: il ritiro delle denunce a suo carico da
parte della moglie.

Fonte: diritto24.ilsole24ore.com

  • mercoledì, 20 Maggio 2020