I costi economico-sociali della violenza

Per la prima volta un’indagine nazionale ha valutato quanto costa il silenzio sul femminicidio e sulla violenza contro le donne. E il risultato è drammatico: 16,7 miliardi di euro. Praticamente la metà di una finanziaria “pesante”. Per contrastare questo fenomeno, invece, si investe poco: solo 6,3 milioni di euro all’anno.  Il lavoro scientifico ha visto impegnati un pool di ricercatori di diversi atenei italiani, ed è stato valutato da un comitato scientifico di cui hanno fatto parte, tra gli altri, rappresentanti dell’Istat, del Cnr e dell’università Bocconi.

“Quanto costa il silenzio?”, iniziativa promossa da Intervita Onlus, parte dalla non facile stima di quante siano le donne in Italia che ogni anno subiscono violenza. Per violenza si intende qualsiasi tipo di sopruso: dallo schiaffo all’uccisione. I ricercatori sono partiti dai dati dell’ultima indagine dell’Istat – risalente a sette anni fa – li hanno incrociati con altri studi sul tema e hanno realizzato interviste strutturate a donne vittime di violenza. La conclusione è che nel 2012 una donna ogni 3 giorni è stata uccisa dal proprio partner, e che più di un milione di donne hanno subito almeno una molestia. Volendo stimare anche gli atti di violenza si arriva alla cifra stratosferica di 14 milioni: ovvero 26 al minuto.

Si tratta insomma di una vera e propria emergenza. Anche perché, dice la ricerca, questa enorme aggressività che attraversa la società italiana e i rapporti personali è invisibile: solo il 7,2% denuncia all’autorità giudiziaria. E quasi il 34% passa la vita senza raccontare quello che è successo a nessuno, nemmeno ai propri amici.

La ricerca “Quanto costa il silenzio” ha l’obiettivo di mostrare che la violenza contro le donne riguarda tutti, a partire dai costi economici e finanziari sulla comunità. Tale studio – secondo Marco Chiesara, presidente di Intervita – aumenterà la consapevolezza di quanto la violenza sulle donne resta sommersa e di quanto sono spaventose le ricadute economiche e sociali. Emerge con forza che non è solo la donna direttamente coinvolta a scontare la violenza. Dopo una violenza sono tante le donne che perdono il lavoro per brevi o lunghi periodi. Per questo è necessario intervenire per tutelare, sostenere e promuovere l’inserimento lavorativo e il mantenimento del lavoro di donne che hanno subito violenza.

La mancata produttività delle donne vittime di violenza è stata stimata in 604,1 milioni di euro. Poi ci sono le spese sanitarie, per un totale di 460 milioni di euro, le cure psicologiche (158,7 milioni) e l’acquisto di farmaci (44,5 milioni). A questi costi si aggiungono quelli relativi all’impiego delle Forze dell’Ordine, stimati in 235,7 milioni di euro, quelli sostenuti dall’Ordinamento giudiziario (421,3) e il costo per le spese legali che sfiora i 290 milioni di euro.

Ma la spesa maggiore è senza dubbio quella relativa ai “costi umani e di sofferenza”, che ammontano a 14,3 miliardi. Una stima raggiunta valutando le conseguenze della vulnerabilità in cui si trova a vivere il nucleo famigliare, l’impatto sulle relazioni fino alla trasmissione da una generazione all’altra della violenza. Un calcolo che si basa nel metodo su studi pionieristici a livello internazionale e utilizza come parametro il risarcimento danni in caso di incidenti stradali.

  • venerdì, 29 Luglio 2016