Revocabilità della denuncia nella nuova legge

Nella legge sul femminicidio il Parlamento ha ingranato la retromarcia proprio sul tassello più importante: l’irrevocabilità della querela. In una relazione firmata dal vice direttore Giorgio Fidelbo e redatta dal consigliere Luca Pistorelli, l’Ufficio del Massimario della Cassazione fa le pulci al testo del 15 ottobre scorso che ha definitivamente convertito in legge il decreto con le misure contro la violenza sulle donne.

L’aspetto più critico riguarda la possibilità di revocare la querela. L’irrevocabilità prevista nel decreto era uno dei suoi punti qualificanti. “Scelta che però ha avuto vita breve – fa notare la Cassazione – giacché la legge di conversione è nuovamente tornata sulla disposizione citata, cercando un compromesso tra le opposte esigenze di rispettare la libertà della vittima del reato edi garantirle una tutela effettiva contro il menzionato rischio di essere sottoposta ad indebite pressioni”. Si è fatta così “una parziale retromarcia”.

“Il Parlamento ha deciso di ripristinare la revocabilità della querela, salvo nel caso in cui il reato sia stato realizzato ‘mediante minacce reiterate ‘”, e ha posto dei paletti: la remissione deve essere esclusivamente processuale. L’intenzione del legislatore era quella di “affidare al giudice il compito di svolgere una verifica effettiva sulla spontaneità remissione della querela”.

Ma siccome “è remissione processuale della querela anche quella resa alla polizia giudiziaria o mediante procuratore speciale”, lo strumento introdotto per delimitare i casi in cui la querela resta revocabile e per “prevenire illeciti condizionamenti, non sembra particolarmente funzionale allo scopo” e presenta dubbi interpretativi.

Il Sole 24 Ore – 21/10/13

  • lunedì, 4 Novembre 2013