L’abecedario per capirsi

Dervisci bianchiAlle operatrici – ma è un testo che ogni donna dovrebbe leggere – è rivolto un volume che Daniela Bolelli, psichiatra e psicoterapeuta nonché curatrice, definisce «abecedario», e che in sedici voci – aggressività, amore, ascolto, coppia, famiglia, gelosia, genere, invidia (…) violenza – non soltanto riporta le parole al loro autentico significato, fuori dagli stereotipi («l’aggressività non è sinonimo di violenza, la gelosia non è segno d’amore», precisa l’autrice) e dai pregiudizi.

Quanto è difficile, per chiunque, ma soprattutto per una operatrice di un Centro d’aiuto anti-violenza accettare il fatto che una donna picchiata selvaggiamente, ferita nel corpo e nell’animo, accetti di tornare dal partner. Quante volte le operatrici hanno provato un senso di impotenza, testimoni dirette di un “analfabetismo emozionale” che s’instaura quando si è bambini e non è cosa di oggi ma che oggi sta dando i suoi frutti peggiori, con un’incomprensibile escalation della violenza sui fragili e sulle donne .

 

Alle operatrici – ma è un testo che ogni donna dovrebbe leggere – è rivolto un volume che Daniela Bolelli, psichiatra e psicoterapeuta nonché curatrice, definisce «abecedario», e che in sedici voci – aggressività, amore, ascolto, coppia, famiglia, gelosia, genere, invidia (…) violenza – non soltanto riporta le parole al loro autentico significato, fuori dagli stereotipi («l’aggressività non è sinonimo di violenza, la gelosia non è segno d’amore», precisa l’autrice) e dai pregiudizi. Come quelli che, per esempio, «negano la possibilità che madri possano odiare i figli». E offre non tanto risposte bensì strumenti di riflessione al bisogno di sapere delle operatrici in prima linea.

 

Per le donne che aiutano le donne – La violenza tra i sessi e le generazioni edito a cura dell’Associazione Casa della Donna di Pisa, grazie al contributo di UbiBanca, sarà distribuito gratuitamente ai centri anti-violenza. Ed è anche un tributo a Francesca Molfino – psicoanalista freudiana, dal 1974 attiva nel movimento femminista, tra le fondatrici del Centro culturale Virginia Woolf (Università delle donne), impegnata nei centri antiviolenza, scomparsa un anno fa -, di cui viene pubblicato un testo inedito.

 

Semplice nella forma, rigoroso nella sostanza, corredato da immagini d’arte, che alleggeriscono il testo fissando nella memoria i concetti resi così meno crudi: un esempio sono le due figure che volano, un uomo e una donna abbracciati, in Sopra la città di Chagall, che più di mille parole fotografa l’”innamoramento”, il colpo di fulmine, quello che per Baudelaire definì «pigrizia dell’intelligenza…un errore che non si è avuto il coraggio o la possibilità di riconoscere al momento di commettere». Eppure alzi la mano chi, una volta nella vita, non ha confuso innamoramento e amore, innamoramento e attrazione sessuale.

 

Il volume è un’opera a più mani, con i contributi di psicoanalisti e sociologi, che danno spunti per un’introspezione e un’analisi del proprio vissuto.

 

Insegna a distinguere tra emozione e sentimento (Gelosia II di Munch), tra gelosia e invidia (Senza titolo, Moriani), offre chiavi di comprensione della rabbia. Esplora il tradimento, dal perché si tradisce («Siamo tutti traditori») ai sentimenti che lo accompagnano, a come si tradisce. Ed mette a nudo la vergogna e il suo legame con la rabbia, che può diventare una spirale da cui è difficile uscire.

 

Infine, ultimo capitolo, la violenza, analizzata in tutte le sue forme, cominciando dalle più subdole, che includono ironia, sarcasmo, esclusione del terzo, dalle radici culturali a quelle biologiche, dalla violenza domestica a quella sessuale, per finire con lo stalking e la violenza di gruppo. «Le situazioni di coppia in cui c’è quella violenza continuata che porta al controllo dell’altro –scrive Bolelli – può essere vista come analoga a quella della tortura, poiché si tratta di un individuo che vuole raggiungere il controllo totale, l’acquiscenza dell’altro attraverso il dolore fisico e la minaccia di annientamento».

 

Attraverso i casi estremi della tortura, ma non tanto estremi delle donne picchiate, chiarisce l’autrice, «possiamo rintracciare alcuni meccanismi che ora possiamo vedere a livello di società ma che mi fanno pensare di vivere in una società con una violenza mascherata». E sono le parole di Francesca Molfino a cesellare il piccolo manuale per le donne: «Come le operatrici davanti alle donne che subiscono violenza a volte vengo invasa da una perdita di senso di orientamento e sviata verso l’impotenza – scriveva Francesca Molfino -. Davanti a questo penso che i legami di solidarietà femminile siano qualcosa che mi dà sicurezza e la forza di guardare a quello che io penso sia la verità».

 

Fonte: 27 Ora Corriere

  • venerdì, 18 Aprile 2014