Femminicidio, agli orfani 8.200 euro. Le proteste: «Risarcimenti irrisori»

Di fronte alle proteste delle associazioni che assistono le donne e dei responsabili dei centri antiviolenza

il governo si è impegnato a «quadruplicare gli indennizzi con un provvedimento da inserire nella legge di stabilità».

Ma se anche così fosse, i risarcimenti previsti per le vittime di femminicidi e aggressioni sessuali rimarrebbero comunque una beffa. Perché la legge resa esecutiva il 10 ottobre scorso con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prevede di elargire 8.200 ai figli di chi è stato ucciso dal coniuge e 4.800 euro a chi ha subito uno stupro. Dunque anche l’aumento ipotizzato rappresenterebbe un’inezia rispetto al danno subito. Non a caso si è già scatenata la polemica politica con il Movimento 5 Stelle all’attacco del Pd.

Femminicidi e stupri

La necessità di prevedere un risarcimento da parte dello Stato per chi subisce reati violenti è resa obbligatoria «dall’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Ue». Anche tenendo conto che più volte il nostro Paese ha subito condanne in sede europea proprio per non essersi messo in regola. Oltre un anno fa viene così varata la legge che «assicura un maggior ristoro alle vittime dei reati di violenza sessuale e di omicidio e in particolare ai figli della vittima in caso di omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa». Per ottenere il risarcimento ci sono precisi criteri da rispettare. Oltre al reddito annuo che «non deve essere superiore a quello previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato», la vittima deve dimostrare, tra l’altro, di aver «esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato da sentenza di condanna irrevocabile o di una condanna a titolo di provvisionale, salvo che l’autore del reato sia ignoto».

Le vittime e il «ristoro»

Due settimane fa viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo del decreto attuativo. Nel provvedimento viene specificato che i soldi necessari agli indennizzi saranno prelevati dal «Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell’usura». L’entità del «ristoro» appare subito inadeguata. Oltre agli 8.200 euro per gli orfani dei femminicidi e ai 4.800 euro per le violenze, si stabilisce infatti «per il reato di omicidio un importo fisso a titolo di indennizzo pari a 7.200 euro». Per gli altri reati «di tipo violento» viene invece prevista un’elargizione «fino a un massimo di 3.000 euro a titolo di rifusione delle spese mediche e assistenziali». Sono cifre molto lontane da quelle previste per le vittime di reati legati al terrorismo, alla criminalità organizzata, ma anche per chi ha subito i danni di un incidente stradale quando il veicolo non è coperto da assicurazione. E così insorgono le associazioni che tutelano le donne in difficoltà e i loro figli, soprattutto minorenni. Il governo cerca di correre ai ripari promettendo un aumento degli indennizzi già nella legge di stabilità che dovrà essere approvata nelle prossime settimane, mentre il ministero dell’Interno stanzia 5 milioni di euro da destinare ai centri antiviolenza.

L’attacco dei M5S

Si tratta comunque di una goccia nel mare visto che numerosi centri — fondamentali per assistere e proteggere chi fugge da partner aggressivi e responsabili di atti persecutori — sono costretti a chiudere proprio perché non hanno mai ricevuto i fondi promessi dal Dipartimento delle Pari Opportunità. E adesso assistono a questo nuovo affronto nei confronti delle donne e dei loro familiari. Una situazione che scatena i deputati M5S in commissione Giustizia. La nota diffusa ieri da Vittorio Ferraresi è fin troppo esplicita: «Tragedie e crimini così odiosi non si ripagano con nulla, è vero, ma il governo ha offeso un’altra volta le vittime di reati intenzionali violenti che aspettano da troppo tempo un Fondo ad hoc per una tutela indennitaria degna di un Paese civile. È un altro schiaffo a cittadini. Come spesso accade con i provvedimenti targati Pd, la legge è nient’altro che uno spot. La presa in giro per queste vittime grida vendetta. L’Italia continua a essere inadempiente e questo vulnus accresce la sfiducia nella giustizia da parte di cittadini che soffrono già per la mancanza di certezza della pena a causa di tribunali intasati, di forze dell’ordine senza mezzi e di una prescrizione che falcidia ogni anno oltre 130 mila procedimenti penali».

Fonte: roma.corriere.it

  • domenica, 12 novembre 2017