Il vero allarme sicurezza in Italia sono le violenze sulle donne. Lo dice il Viminale

In calo i reati comuni, anche con percentuali significative. Ma dallo stalking al femminicidio, si registra un’impennata preoccupante.

L’emergenza sicurezza nel nostro Paese non sono furti e rapine, in netta diminuzione negli ultimi anni su tutto il territorio nazionale. Sono gli oltre 130 omicidi contro le donne, che anno dopo anno si consumano nei contesti familiari, per mano di un marito o un partner, un ex o altro familiare.

Un dato spaventoso, che molto dice di un luogo in cui essere donna è un fattore di rischio altissimo, e non per la strada o in viaggio, non a causa di sconosciuti, ma soprattutto nei contesti e nelle reti familiari e di relazione che più dovrebbero essere protettivi e sicuri.

Il numero di omicidi contro le donne fa parte del pacchetto di dati presentati, come da tradizione, a metà agosto dal Viminale, quando il Ministro fa punto della situazione sulla sicurezza con le informazioni relative ai 12 mesi precedenti. E questo è un tema sul quale nessun ministro degli Interni degli ultimi sette anni può reclamare alcuna vittoria. I numeri, come avevamo già scritto qui su AGI, non migliorano affatto.

Negativo anche il trend di denuncia per lo stalking, un altro fatto che dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Le donne denunciano meno perché il fenomeno va migliorando o, come molti casi di cronaca recente sembrerebbero suggerire, perché invece la denuncia viene percepita come inutile se non è seguita da azioni concrete da parte delle istituzioni cui le donne si rivolgono? Anche in questo caso, probabilmente, un riferimento preciso ai dati concreti renderebbe più corretta la descrizione del fenomeno e meno facile da veicolare una narrazione che vede spesso gli stranieri additati come responsabili delle violenze e delle aggressioni. Perché lo stalking è un tema che riguarda soprattutto gli italiani, visto che oltre l’80% delle donne che denunciano, denunciano un cittadino italiano.

Il fatto è che i dati generali, che si riferiscono ai dodici mesi compresi tra il primo di agosto del 2017 e il 31 luglio del 2018, dimostrano, in realtà, che la sicurezza nel nostro Paese per quanto riguarda i crimini comuni è aumentata, non diminuita.

Il rapporto ufficiale 2018 confronta i dati di quest’anno con quello precedente. Per avere uno sguardo più ampio e contestualizzare meglio, abbiamo deciso di allargare l’analisi a un periodo più ampio e siamo andati a vedere quali sono i numeri nei rapporti dal 2012 a oggi. In questo periodo si sono succeduti al Viminale quattro ministri, da Annamaria Cancellieri, sotto il governo Monti, all’attuale ministro Matteo Salvini, in carica dal 1 giugno scorso, passando per Angelino Alfano e Marco Minniti.

Sempre meno delitti

Il trend evidenziato dal grafico è chiaro: dal periodo 2011-2012 ad oggi il numero generale di delitti, dove con questo termine si intende illeciti contro il codice penale e il codice civile diversi dalle contravvenzioni (che si distinguono solamente per il tipo di pena prevista), è calato. Si è passati da oltre 2,8 milioni a 2,2, con una diminuzione del 25,1%. Tra i delitti, sono diminuiti anche i furti con un tasso simile (25,9%) passando da quasi 1,5 milioni nel periodo 2011-2012 al 1 milione e 189 mila degli ultimi dodici mesi. È un dato che va d’accordo con quanto avevamo già scritto il 5 maggio dello scorso anno, quando è stata presentata la riforma della legittima difesa.

In quell’occasione i dati mostravano che il calo si è verificato principalmente dal 2014, dopo un incremento continuo negli anni precedenti. Lo stesso discorso vale per le rapine, come mostrato dal grafico relativo, con un decremento addirittura dal 45,4%. Dati che dimostrano che l’ossessivo discorso pubblico sulla insicurezza delle nostre città non pare essere supportato dalla realtà, anche se evidentemente i dati sui delitti sono sempre relativi alle denunce e quindi possono essere senz’altro sottostimati rispetto al numero reale. Ma questo non dovrebbe avere effetti sul trend complessivo, dato che non immaginiamo ci sia una sottostima prevalente in un anno rispetto a un altro.

Il trend positivo per delitti, furti e rapine corrisponde quindi grossomodo ai governi di Letta, Renzi e Gentiloni, e i relativi ministri dell’Interno, Alfano e Minniti.

La lotta al crimine organizzato, tra arresti e sequestri

Continua senza sosta la lotta alle mafie. E i numeri delle operazioni di polizia giudiziaria in questo ambito mostrano un sostanziale andamento omogeneo in questi ultimi sette anni. Che si traduce in una media di circa 1700 arresti all’anno in oltre 170 operazioni. In termini di valori sequestrati e confiscati, si parla sempre di diversi miliardi di euro. Ma qui abbiamo rilevato qualche problema nei numeri presentati dal Viminale. Fino al 2016, infatti, i dati sono consistenti, relativi sempre a periodi di 12 mesi a ogni successivo rapporto, e permettono dunque di fare confronti e individuare trend negli anni. Non così però se guardiamo gli ultimi due rapporti, quelli relativi al periodo 1 agosto 2016 – 31 luglio 2017 e 1 agosto 2017 – 31 luglio 2018.

Nel primo di questi, presentato lo scorso anno da Minniti, i dati forniti sul numero di sequestri e confische riguarda solamente il periodo dal 1 gennaio al 31 luglio del 2017, dunque un periodo di soli 6 mesi, che non permette confronti con gli anni precedenti. Uno dei principi fondamentali per poter utilizzare i dati è la consistenza, in questo caso venuta meno sul fronte dell’arco temporale di riferimento. Quest’anno, il Ministero di Salvini commette un errore simile ma di segno opposto: questa volta il dato del numero di sequestri e di confische che è stato pubblicato comprende tutto il 2017 e i primi sette mesi del 2018, quindi include una attività di 19 mesi che mal si confronta con quella di 12 mesi dei rapporti precedenti. Il che porta al rischio che un lettore distratto, vedendo che tutti gli altri dati contenuti nello stesso rapporto si riferiscono all’anno precedente (e non dunque a un anno e mezzo) prenda per buoni quei 22650 sequestri del 2018 e li confronti con i 4704 del 2017 (che invece, appunto, sono solo quelli dei primi sette mesi dello scorso anno). Una svista? Se si vuole basare una narrazione politica anche sui numeri della lotta al crimine, non basta fornire i dati ma è necessario che questi siano corretti, confrontabili e consistenti, altrimenti ogni proclama diventa vero e inconfutabile perché sostenuto da numeri che raccontano cose diverse.

Lotta alla contraffazione commerciale e all’abusivismo: quanto (non) pesa Spiagge Sicure?

Dal 2015, il Viminale mette a disposizione anche i dati riguardanti la lotta alla contraffazione commerciale e all’abusivismo. Un tema che si è articolato sotto la guida di Salvini con l’inaugurazione di un progetto speciale, Spiagge Sicure, che ha interessato 54 comuni a cui è stato messo a disposizione un fondo ulteriore di 2,5 milioni di euro. A fronte di questo investimento, al 17 di agosto, il Viminale ha diffuso i dati che indicano in 900 mila euro il valore complessivo degli articoli sequestrati sulle spiagge. Nonostante vengano presentati dal Ministero come una grande vittoria, i numeri delle contestazioni dell’operazione Spiagge Sicure (1154) evidentemente non incidono un granché sul numero complessivo di contestazioni in tutto il paese, che negli ultimi dodici mesi ha superato abbondantemente quota 36 mila, su cui dunque Spiagge Sicure pesa solo per un 3,2%. Lo stesso vale in termini di valore economico, visto che in totale nel 2018 sono state recuperate merci per oltre 1.159 milioni di euro in tutto il paese, e solo pari a 900 mila euro grazie a Spiagge Sicure (ben meno dell’1 per mille).

La lotta al terrorismo Come ha ben spiegato qualche mese fa il Post, l’espulsione è un’operazione complicata, che riesce con fatica. Ma la lotta agli istigatori della violenza è un tema internazionale centrale in questi anni. Motivo per cui, negli ultimi anni, una sezione specifica del rapporto del Viminale è dedicata alla lotta al terrorismo internazionale. Anche in questo caso, però, la consistenza del periodo di riferimento dei dati è ondivaga, rendendo difficile fare dei confronti diretti. Gli unici dati su questo tema che i vari rapporti permettono di mettere direttamente a confronto sono quelli degli ultimi due periodi di dodici mesi. Le espulsioni per motivi di sicurezza sono state circa 100 all’anno, mentre è praticamente raddoppiato il numero degli arrestati, da 24 a 43.

Davvero impressionante invece il numero di persone controllate, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente. Così come sono più che raddoppiati i veicoli controllati. Entrambi indicatori di una intensa attività di antiterrorismo sul territorio, una cifra caratteristica del dicastero presieduto da Marco Minniti.

Quanto costa la sicurezza in Italia?

Separatamente dai dati sulla sicurezza, il Viminale pubblica ogni anno anche i bilanci complessivi e la divisione per voci di spesa dei fondi dedicati alle sue attività. Su una spesa complessiva dello Stato italiano di circa 840 miliardi di euro, le spese del Viminale pesano per una percentuale molto ridotta, circa il 3%. Come vediamo dal grafico sottostante, dal 2013 a oggi il Ministero degli Interni ha speso tra i 21 e i 26 miliardi di euro l’anno. I fondi per il 2018 sono più alti dei due anni precedenti ma non raggiungono le cifre del 2015 e del 2013. Il bilancio degli Interni poi è a sua volta suddiviso in diverse voci di spesa, di cui la principale (quasi la metà del totale) è quella dedicata al Dipartimento per gli Affari interni e territoriali. L’altra voce consistente di spesa è quella dedicata alla Pubblica Sicurezza (che però, ricordiamo, si riferisce solo alla Polizia di Stato e non include dunque i fondi per i Carabinieri che rientrano nel bilancio della Difesa), circa un terzo del totale annuo, tra i 7,5 e gli 8,5 miliardi di euro all’anno.

Nel corso della presentazione del rapporto 2018 Matteo Salvini ha commentato i «Numeri positivi sul fronte del contrasto al terrorismo internazionale, con l’aumento delle espulsioni per motivi di sicurezza collegate, e con un modello di intelligence studiato da altri Paesi nel mondo» e i «Reati in diminuzione per quanto riguarda la criminalità interna, risultati “dovuti non a questo o a quel ministro” ma al lavoro di squadra insieme alle Forze dell’ordine».

Un dato è certo, se prendiamo in considerazione i numeri nel lungo periodo. Invece di utilizzare in modo strumentale lo spauracchio della sicurezza per giustificare politiche discriminatorie, è necessario mantenere alto l’impegno nei confronti della lotta alla criminalità organizzata e alle mafie, vero dramma del nostro paese. E investire, qui sì molto seriamente e senza alcuna esitazione, in serie politiche di contrasto ai crimini e alla violenza contro le donne. Perché in un paese davvero sicuro per tutti quel dato, nei prossimi rapporti, dovrebbe diminuire in modo sostanziale fino ad annullarsi.

Fonte: agi.it
  • venerdì, 14 settembre 2018