Covid in Africa, così la pandemia aumenta la violenza sulle donne: “Rischiamo di perdere generazioni di bambine”

ROMA – Lo spandersi della pandemia nel continente africano, il lockdown e la mancanza di strutture igienico sanitarie stanno portando le aree più colpite al collasso. Le prime a subirne le conseguenze sono le giovani donne. Aumenta il numero di stupri, di gravidanze in età adolescenziale e di abusi domestici.

Ne abbiamo parlato con Nice Nailantei Leng’ete, ambasciatrice mondiale Amref contro le mutilazioni genitali femminili che ha partecipato all’evento on line “Africa e Covid. Le sfide da affrontare” organizzato da Amref cui hanno preso parte anche Cécile Kyenge, ex ministra per l’Integrazione e Walter Ricciardi, rappresentante italiano nel consiglio esecutivo dell’OMS.

La mancanza di dati rende difficile definire un quadro esauriente della situazione, ma per chi opera sul campo è lampante un aumento preoccupante di gravidanze e quindi di matrimoni tra adolescenti. “Oltre ai matrimoni dei bambini, stanno aumentando anche le violenze domestiche – afferma Leng’ete – e dato che tutte le strutture di supporto sono chiuse, le donne e le ragazze che subiscono violenze non hanno posti dove andare”.

La scuola come casa. La povertà della maggior parte delle famiglie nelle aree rurali si traduce anche in una mancanza di materiale igienico sanitario come per esempio gli assorbenti igienici spesso distribuiti nelle scuole. Gli istituti didattici infatti oltre al ruolo educativo partecipano alla vita quotidiana degli studenti provvedendo ai pasti e alla sicurezza delle giovani donne.

Un sistema che è andato in pezzi con la loro chiusura e che ha lasciato intere comunità prive di un punto di riferimento. “Con la chiusura delle scuole – afferma Nice – i ragazzi sono rimasti a casa per intere settimane, mesi. E questo comporta un problema anche per portare avanti gli studi perché molti di loro non hanno elettricità, quindi per chi vive fuori da contesti urbani o ha meno possibilità economiche, studiare diventa impossibile. E per le ragazze è ancora più difficile perché una volta a casa devono adempire a tutte le incombenze domestiche e questo pesa sulla possibilità di studiare”. 

Sole in strada. Gravidanze e matrimoni, spesso causati anche dalla mancata sorveglianza scolastica causano il più delle volte l’abbandono dei banchi di scuola da parte delle giovani. Ma non basta. Le norme anti covid stanno creando disagi alle donne anche nel quotidiano, nella routine: “Molte di queste comunità non hanno acqua e normalmente sono le donne che in gruppo vanno a prenderla, un modo per proteggersi dalle aggressioni e dagli stupri. Ma ora le nuove norme anti covid vietano di camminare in gruppo e questo espone le donne alle violenze perché sono loro che vanno in quanto sono le donne che badano alle case e ai bisogni della famiglia”.

Così come in Italia, anche nel continente la chiusura dei nuclei familiari in casa ha comportato l’aumento delle violenze domestiche e degli abusi. “Il nostro problema – conferma l’ambasciatrice Amref – è che non possiamo incontrarli, non possiamo parlare con loro e continuare la nostra opera di sensibilizzazione.  L’altro giorno parlando con un nostro operatore abbiamo realizzato che in una sola delle 47 contee del Kenya si sono verificate 6000 gravidanze di adolescenti e abbiamo dati limitati quindi credo siano di più”.  

Il virus della tradizione.  Questo esacerbarsi delle violenze di genere affonda le radici in un contesto fortemente patriarcale in cui le donne devono ancora subire abusi e violazioni costanti: prima fra tutte la mutilazione genitale. “Le problematiche del matrimonio infantile sono relative alla nostra cultura come la mutilazioni genitali femminili: pratiche legate alla tradizione comunitaria e che non hanno nulla a che fare con la religione.  Ma la tradizione non si può cambiare in pochi giorni, serve un lavoro di avvicinamento alle comunità, dialogo e far capire loro che così uccidono i sogni e il futuro della loro gente”.

Fonte: repubblica.it

  • giovedì, 9 Luglio 2020